|
|
February
10, 2003, Milano, Teatro Smeraldo
| [
SETLIST
VENUE
TICKETS
] |
|
SUPPORT
ACT: Pape
& Cheikh
SETLIST:
Onstage: 9:45 pm
01. In The Dark
02. Across The Lines
03. Say Hallelujah
04. Baby Can I Hold You
05. Another Sun
06. Crossroads
07. Behind The Wall
08. The Promise
09. Hard Wired
10. Fast Car
11. You're The One
12. Talkin'Bout The Revolution
13. She's Got Her Ticket
14. Telling Stories
15. Give Me One Reason
Encore
16. Get Up Stand Up
Offstage: 11:17 pm
[Setlist
by: Gabriele (gabrielevellani@virgilio.it)]
|
|
PROMOTER:
D'Alessandro
e Gali
SPONSOR:
Capital.it
VENUE:
THEATRO SMERALDO,
Piazza XXV Aprile, 10
20121 MILANO
ITALY
02/62695306
Capacity:
2000
Venue website: Teatro
Smeraldo

TICKETS:
Tix seller: TicketOne.it
|
| [
PRESS
(P)REVIEW: read a (p)review? Submit
it ]
|
|
Tracy
Chapman un concerto di vaniglia
Di: Giorgia
Fazzini, CNN.it, 11
febbraio 2003
Tracy Chapman, concerto
sold out a Milano
MILANO (CNN) -- Vaniglia, ebano, terra grossa. Fra questi
elementi di bruno profumo incrocio di sentiero
fra rock, folk e blues - sta la voce e l'anima della
cantautrice americana Tracy Chapman. Ed anche lunedì
sera il pubblico milanese ha colto questo frutto saporito
e delicato allo stesso tempo, con l'entusiasmo riservato
ai grandi della musica.
La scaletta del concerto
spunta i cinquestelle dell'intera produzione, dedicando
lo spazio maggiore all'ultimo album "Let It Rain"
ed al primo omonimo - quel "Tracy Chapman"
che nel 1988 la presentò al mondo con otto folgoranti
milioni di copie vendute quasi a stabilire i
due punti d'equilibrio di una carriera.
Giunta al sesto album
(cui va aggiunta la raccolta "Collection"
del 2001), la Chapman ha in mano un mazzo di carte colorate,
che dall'iniziale spinta di impegno politico e sociale
si è via via rivolto all'interno, sviluppando
l'analisi secondo temi e modi più intimisti.
"Let It Rain" è infatti un disco sott'onda,
un filo di minor carattere che si costituisce della
timida riservatezza che sul palco nasconde il viso sotto
una pioggia di treccine.
Ed è questa
la coerente fotografia di un'autrice cui basterebbe
la forza di una voce densa come un tramonto per riempire
il teatro, questa la calamita che le ha fatto guadagnare
un pubblico che la venera e la applaude con un affetto
capace di un instancabile tutto-esaurito.
Basterebbe la voce,
dicevamo, prova ne è un'intensa "Behind
the wall" fatta a cappella, preghiera laica che
sospende i respiri. In un'illuminazione fioca, obliqua,
la chitarra dell'autrice è poi sostenuta da sei
elementi fra i quali si stagliano due omoni la cui ingombranza
fisica è direttamente proporzionale al tatto.
Un percussionista dal battito presente e dalla voce
flessibile che s'intreccia alla protagonista in una
travolgente session vocale di Give me one reason; ed
un batterista la cui mano destra potrebbe condurre il
rito del tè, leggera e precisa, un macramé
ritmico di rispetto e personalità.
Il concerto si chiude
dopo un'ora e mezza, il bis è una collettiva
versione di Get up stand up, con il pubblico puntualmente
sveglio e in piedi. Fuori la temperatura e l'orizzonte
sono una livida Milano, eppure non fa freddo, sarà
il riverbero di un sogno tuffato nei sentimenti.
|
|
Una
Tracy Chapman impegnata trionfa tra vecchi e nuovi successi
Di: ilgiornaledivicenza.it,
13 febbraio 2003
Tutto esaurito a
Milano per la cantante americana che oggi è a
Genova
Milano. Tutto-esaurito
per un ritorno trionfale. Tracy Chapman ha iniziato
il suo breve tour italiano (ieri a Roma, Auditorium
Santa Cecilia; stasera a Genova, teatro Carlo Felice)
con un concerto milanese che conferma l'affetto del
pubblico per una cantautrice schiva ma determinata.
Al teatro Smeraldo Tracy (nella foto Brenzoni) si presenta
con un gruppo composto da ottimi musicisti, tra cui
il chitarrista Joe Gore (già con Tom Waits e
P.J.Harvey) e Butch, il batterista degli Eels. Il suono
pulito delle composizioni, nate dalla chitarra acustica
di Tracy, si sporca subito con gli effetti della voce
nei lamenti di "In the dark", "al buio",
perfetto inizio di serata, con il profilo della cantante
che emerge dall'oscurità tra gli applausi e le
urla del pubblico. Una platea calda, quella dello Smeraldo,
che spesso travalica il buon gusto quando batte le mani
fuori tempo e disturba con squilli di cellulare una
canzone drammatica come "Behind the wall".
È il racconto di una violenza domestica udita
da Tracy attraverso la sottile parete di un muro, un
brano per sola voce, uno dei più toccanti del
suo famoso disco d'esordio.
Un boato saluta ogni canzone che proviene da quel disco,
un vero colpo di fulmine che nel 1988 prese al cuore
milioni di persone nel mondo. Tracy ne è così
consapevole da riproporre dal vivo, per intero, il primo
lato di quell'album, una scelta che, come si dice, "fa
venir giù" il teatro. Manager e ragazzine
cantano "Fast car"; coppie di innamorati si
baciano sulle note di "Baby can I hold you";
e un coro generale spiaccica al suolo il messaggio politico
di "Across the lines".
Neanche un teatro elegante con le poltroncine in velluto
può fermare l'effetto karaoke, con tanto di applausi
in piena esecuzione. Viene da pensare che, se questo
è il pubblico del pop-rock, allora è giusto
che ci confinino nei palazzi dello sport. Esemplare
la sorte che tocca a "Talkin' bout a revolution",
la "Blowin' in the wind" di Tracy Chapman.
Il coro distrae Tracy che attacca dalla seconda strofa
o giù di lì. Ride imbarazzata e consapevole
dell'affetto. Le canzoni del nuovo disco, "Let
it rain", il sesto per la cantautrice di Cleveland
in Ohio, non sono state ancora metabolizzate dal pubblico
e vengono risparmiate. "Say hallelujah" ha
un ritmo che richiama il battito delle mani e un andamento
da Tom Waits in fervore religioso, simile alla successiva
"You're the one", una 'Love story' tra un
soggetto poco raccomandabile e una Tracy cocciuta che
lo ama lo stesso, quasi il seguito della splendida "For
my lover. "Give me one reason" del '95, una
delle poche incursioni fuori dal primo e dall'ultimo
album, chiude il concerto prima del bis, la cover di
"Get up, stand up" di Bob Marley.
«Questa è la mia canzone preferita del
mio cantante preferito che proprio l'altro giorno avrebbe
compiuto gli anni», confessa Tracy, mentre si
alza l'inopportuno coro di "Happy birthday".
La Chapman va avanti senza curarsene e offre una versione
militante del brano di Marley. Finale entusiasmante,
con la gente in piedi, avvolta da parole che invitano
a lottare per i propri diritti e sorretta dal ritmo
del reggae che scalda il cuore. (g.br.)
|
|
|
TRACY
CHAPMAN - Milano, Teatro Smeraldo, 10 febbraio 2003
By:
Roberto Caselli, jamonline.it, Marzo 2003
Comincia da Milano,
da un Teatro Smeraldo sold out, il tour italiano della
brava cantante di Cleveland, una serie di date che vogliono
promuovere il nuovo album Let It Rain, disco più
intimista rispetto ai precedenti in cui laspetto
sociale è presente più tra le righe che
in maniera esplicita. Ad aprire il concerto ci pensano
Pape And Cheikh un duo africano, proveniente dal Senegal,
che propone un repertorio melodico e potente nello stesso
tempo, canzoni che in parte pescano nella tradizione
del loro Paese, con unattenzione particolare verso
il sociale (da sentire il loro album Mariama, registrato
recentemente per la Real World di Gabriel).
La Chapman si fa attendere
qualche minuto oltre il lecito, giusto per scaldare
gli animi e far esplodere il pubblico al momento del
suo ingresso. Elegante e misurata, affida linizio
della performance a una serie di pezzi acustici, interpretati
sostanzialmente da voce e chitarra. La prima e terza
canzone sono rispettivamente In The Dark e Say Hallelujah,
entrambe tratte dallultimo album, ma in mezzo
comincia già a apparire Across The Lines, uno
dei pezzi portanti del primo album, ancora una volta
gettonatissimo e accolto con esplicito entusiasmo dal
pubblico. Da Talkin About A Revolution vengono
via via snocciolati, oltre al pezzo omonimo, Fast Car,
Behind The Wall, Baby I Can Hold You e Shes Got
Her Ticket, tutti amatissimi ed evidentemente interpretati
con piacere dalla stessa Tracy che, certa della loro
popolarità, a volte gioca a far introdurre la
canzone dal pubblico.
La band sul palco presenta
basso (che nelle versioni acustiche diventa contrabbasso),
batteria, percussioni, tastiere e chitarra, sempre pronti
ad assecondare la Chapman con molta discrezione, salvo
quando questultima decide di lanciarsi in qualche
reggae o gospel particolarmente intriganti che permettono
alla formazione di far vedere il proprio valore. A dare
una mano a Tracy cè anche una corista dalla
voce splendida. Il concerto scivola fluido e veloce,
unora e mezza tirata senza interruzioni, che si
conclude con un unico bis, uninaspettata versione
di Get Up Stand Up di Bob Marley.
|
|
Vivere
Milano
Di: LUCA CASTELLI,
La Stampa, 10/02/2003
Nel 1988 irruppe sulla scena musicale con testi politici
e aria da arrabbiata Fu un successone ma dopo sei dischi
la cantante di Cleveland ha scelto toni più pacati
per risvegliare le coscienze
Non è
più una ragazza, Tracy Chapman. Non è
più quella ventiquattrenne timida, ma dalle idee
molto chiare, che nel 1988 bussò alla porta del
mondo parlando di rivoluzione («Talkin' Bout Revolution»
è il titolo di uno dei suoi brani più
famosi). Oggi la cantautrice americana di anni ne ha
quasi quaranta. E arriva al teatro Smeraldo per presentare
il disco numero sei di una carriera affrontata con coerenza
e lucidità, ricca di soddisfazioni (34 milioni
di dischi venduti, 4 Grammy vinti con il primo album),
anche se meno trionfale di quanto il boom di quindici
anni fa avrebbe lasciato immaginare. «Let It Rain»,
il disco pubblicato a fine 2002, restituisce una Chapman
ispirata, forse un briciolo più malinconica che
in passato, sempre convinta del fatto che la ricetta
di una buona canzone sia molto semplice: una chitarra,
una voce, un testo onesto e intelligente. E poi una
band di ottimi musicisti a fare da sottofondo: gente
come il batterista Joey Waronker (il preferito dai R.E.M.
dopo l'abbandono di Bill Berry) o il chitarrista Joe
Gore (già con Tom Waits). Una squadra di fuoriclasse
che ha di nuovo spinto verso l'alto le quotazioni della
cantante di Cleveland. Famosa per l'impegno sociale
e per la lotta in difesa dei diritti umani (memorabili
i suoi concerti per Amnesty International), la Chapman
salirà sul palco accompagnata da una band di
sei elementi (tra cui il citato Gore) e suonerà
anche il 12 a Roma e il 13 a Genova.
Teatro Smeraldo, piazza XXV Aprile 10, ore 21. Ingresso:
37,50/35/32,50/30/27,50 euro. Informazioni: 0229006767,
www.smeraldo.it.
LUCA CASTELLI
|
|
Chapman
intimista, in Italia solo nei teatri
Di:
Olivia Corio, Ilnuovo.it, 08/02/2003
La cantautrice si esibirà in Italia. Tre le
tappe: Teatro Smeraldo di Milano il 10 febbraio, Auditorium
di Roma il 12 e Teatro Carlo Felice di Genova. Emozioni
garantite.
MILANO - Una voce inconfondibile che non ha bisogno
di gridare per farsi sentire. E' quella che ascolteremo
al Teatro Smeraldo di Milano il 10 febbraio, prima tappa
della mini tournée di Tracy Chapman . La cantautrice
americana ha scelto di esibirsi in tre città
(Milano, Roma e Genova), preferendo i teatri ai grandi
stadi dove non faticherebbe a ottenere il sold out.
Ma le perle in musica racchiuse nel suo ultimo disco,
Let it Rain, non sono canzoni da arena. Sono brani introspettivi,
dal sapore dolce e amaro, gocce di malinconia che accarezzano
l'animo di chi ama sognare.
Tracy Chapman è
dunque attesa in tre teatri, lo Smeraldo, l'Auditorium
di Roma e il Carlo Felice di Genova, dove potrà
suonare in intimità come se fosse nel salotto
di casa sua. Ascoltando i brani di Let it rain, non
a caso, si ha la sensazione di averla di fronte. Con
la sua chitarra. "Ho fatto un disco in cui regna
una certa intimità - ha ammesso commentando l'album
- Per questo motivo ho preferito lavorare con un produttore
che fosse anche un musicista, John Parish".
Schiva, timida, a volte
scontrosa con i giornalisti a causa della sua insofferenza
verso i meccanismi promozionali, Tracy Chapman è
riuscita a tenersi fuori dai vortici della celebrità
a partire dal 1988, quando il suo album di debutto conquistò
i vertici delle classifiche. Da allora le sono piovuti
addosso dischi di platino, numerosi riconoscimenti e
quattro Grammy. Ma l'autrice di Fast Car e Give me one
reason non è cambiata. E' la stessa di quando
suonava nei folk club, la stessa che faceva sentire
alla sorella le sue prime canzoni ("E' lei la mia
più grande fan"). L'ultimo album segna una
svolta verso l'introspezione a scapito del commento
sociale. Un disco meno politico dei precedenti . Ma
del resto è dall'autoriflessione che partono
gli stimoli per cambiare il mondo.
|
|
Submitted
by: Gabriele (gabrielevellani@virgilio.it)
Date: 02/11/03
The show was great! She is simply magic with her
voice and her smile.
Thank you Tracy for the emotions you gave us. and thanks
to you for this site.
|
|
|
|
|