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In
esclusiva per Radio Capital, parla Tracy Chapman. Che
torna con un nuovo album: "Where you live"
Tracy
Chapman, la cantautrice americana del folk, è
tornata con un nuovo album, "Where you live",
il settimo della sua carriera, cominciata 17 anni fa
con la canzone "Talkin'bout a revolution".
Lei
adesso di anni ne ha 41 e, sia nell'aspetto che nella
testa, non sembra cambiata di un millimetro. Treccine,
jeans e ancora tanta voglia di parlare di rivoluzione.
Come
è nato questo disco?
Ho
scritto le canzoni molto prima di andarle ad incidere,
nel corso degli ultimi 5 anni.
Alla
fine del mio tour negli Stati Uniti e in Europa, nel
2003, ho chiesto ad uno dei miei musicisti, Joe Gore,
di suonare con me. Ho chiamato anche un altro musicista
che suonava nella band che apriva i nostri concerti
nella tournèe. Insieme abbiamo cominciato a suonare
nei locali: a San Francisco, Los Angeles. Ho preso ispirazione
da quel modo di fare musica insieme.
Ho
chiesto a Tchad Blake di essere il mio coproduttore,
ha fatto alcuni tra i miei dischi preferiti: Los Lobos,
Tom Waits, Bonnie Raitt, Peter Gabriel. Era disponibile
e così, a marzo, abbiamo cominciato a fare il
disco.
Si
parla d'amore, di radici e di distanze. "Three
thousand miles" sembra un po' la storia di Tracy
Chapman.
3.000
miles è una canzone basata soprattutto su quello
che ho visto nel mondo, in parte è anche un'autobiografia.
Parla delle esperienze vissute da una ragazza in un
ambiente ostile e difficile. Parla del suo desiderio
di fuggire, anche fisicamente, da tutto questo. Ed è
anche la storia di una ragazzina che si è separata
dalla sua casa e dalla sua famiglia e si sente sola.
3.000
miles è anche una metafora perché rappresenta
la distanza tra la costa orientale e quella occidentale
degli Stati Uniti. E' un po' il mio viaggio, quello
che ho fatto nel corso della mia vita: io sono nata
sulla costa occidentale e ho fatto le scuole sulla costa
orientale. E, alla fine, sono tornata di nuovo sulla
costa occidentale, a San Francisco.
Tra
tanti posti in cui ha vissuto, quale considera la sua
vera casa?
Ora
vivo a San Francisco, in California. Quindi considero
quella come la mia casa. Ma mi sento molto legata anche
al posto in cui sono nata e cresciuta, Cliveland, nell'Ohio.
Sento però di avere le mie radici anche nella
parte orientale, a Boston. In qualche modo, mi sento
come se appartenessi a tanti posti e a nessuno.
Prima
di diventare una musicista famosa ho viaggiato molto,
sono stata in posti bellissimi e ho conosciuto persone
meravigliose. Sento un legame con questi posti e queste
persone. Ma al tempo stesso sento di non appartenere
a nessuno.
Dai
testi di alcune canzoni viene fuori una versione romantica
di Tracy Chapman. Lei è un po' così anche
nella vita reale?
Non
lo so. Forse. Alcune delle canzoni che ho scritto sono,
in qualche modo, autobiografiche ma ce ne sono altre
che sono basate semplicemente sulle cose che osservavo.
Non sono sempre lo specchio di sensazioni che ho provato
personalmente.
Ciò
che penso è che ci sia amore per tutti. Anche
se magari ti sembra di non essere pronta o pensi che
sia difficile: l'amore ti trova lo stesso. E ti prende.
Alcune
canzoni sono molto realiste. Lei quando scrive si lascia
influenzare dai fatti di cronaca?
Credo
di essere molto influenzata dalle mie letture. Quando
comincio a scrivere una canzone non sono mai sicura
di quale sia la storia del personaggio e di come andrà
a finire. Leggo molto e cerco di tenermi sempre informata,
osservo e soprattutto immagino tante cose. Tutti questi
elementi messi insieme rendono le mie canzoni così
come sono. E' la ricerca di quello che le donne sono
veramente: spesso siamo giudicate da altre persone,
magari qualcuno crede di conoscerci. E invece è
solo il modo in cui ci vogliono vedere. E non corrisponde
a quello che sappiamo di essere in realtà.
C'è
una canzone in questo album che ha fatto più
fatica a comporre?
Ci
sono alcune canzoni che si sviluppano nel tempo. A volte
ho trovato la chiave in uno o due giorni. Ma in genere
questo processo è molto più lungo, può
durare una settimana, un mese, in alcuni casi perfino
degli anni.
La
più difficile dell'album credo sia stata "Before
easter". Il problema è stato come sviluppare
il personaggio. Spesso la gente è causa dei suoi
guai. Ma come si fa a non provare simpatia per qualcuno
che ha bisogno, che soffre e che si trova in difficoltà?
Mi
sono concentrata molto sulle loro perdite, sui desideri,
sul modo in cui tante persone provano a migliorarsi
e ad avere una vita più decorosa. Tutto questo
mi porta via del tempo perché non guardo solo
alla mia esperienza personale ma cerco di esplorare
e di capire ciò che provano gli altri.
C'è
anche un pezzo che si chiama "America" pieno
di richiami all'amministrazione Bush. Quando è
stato scritto?
Ho
cominciato a scrivere "America" nel 2000,
non molto tempo prima delle elezioni presidenziali.
Elezioni molto combattute, quando ci fu anche la polemica
sul conteggio dei voti e, alla fine, venne eletto il
nuovo presidente degli Stati Uniti.
Fu
un giorno molto triste per la storia del Paese. Alcune
persone si erano infatti viste negare un diritto fondamentale
come quello di esprimere il proprio voto. Sono venute
fuori tutte quelle contraddizioni che fanno parte della
storia del nostro paese. Perché tutti gli ideali
di giustizia, libertà, opportunità erano
stati cancellati. E, invece, sono stati messi in evidenza
altri aspetti come il desiderio di conquista, di esercitare
il proprio potere e la propria influenza nei confronti
del mondo, sfruttare le risorse a scapito degli altri
e, soprattutto, discriminare i più deboli, negando
loro la libertà conquistata con gli anni.
Mi
sembra che tutto ciò che ha sempre fatto parte
del nostro paese sia stato svilito da questa nuova amministrazione.
Molti
artisti, tra cui il suo amico Bruce Springsteen, hanno
detto di avvertire tra la gente un sentimento di ostilità
crescente verso l'attuale governo americano. E' così
secondo lei?
Solo
negli ultimi 4 o 5 mesi. Mi sembra che le persone non
siano più d'accordo con la politica del governo
e con il presidente Bush. Mi sembra che abbiamo raggiunto
il livello di consenso più basso mai toccato
da un presidente.
Questo
calo di popolarità credo sia dovuto al fatto
che le persone non siano d'accordo con la guerra in
Iraq: sono demoralizzate dallo stato della nostra economia,
dalla mancanza di lavoro. Insomma, si sono resi conto
che la loro vita non è migliorata con questa
presidenza, anzi è peggiorata. Credo che sappiano
di essere stati vittime di bugie e dunque hanno perso
ogni fiducia.
Non
so se si può parlare proprio di ostilità,
ma di sicuro c'è un clima di sospetto e di sfiducia.
Di
Tracy Chapman si dice che sia una donna ombrosa, un
po' scorbutica e anche difficile da intervistare. Smentiamo
tutto. Con noi di Radio Capital si è fatta delle
grasse risate. Specie quando le abbiamo chiesto se c'è
un artista che proprio non sopporta...
Non
ascolto mai la musica di cantanti che non mi piacciono,
mentre a volte puoi rimanere sorpresa nell'ascoltare
musica che credi possa piacerti e poi non è così.
Una
delle tendenze di oggi è che ci sono persone
che fanno, più che altro, gli intrattenitori.
Non cantano, non scrivono canzoni e non sanno suonare
neanche uno strumento, ma appaiono agli occhi del pubblico
come se lo sapessero fare.
Recentemente,
negli Stati Uniti, ci sono stati degli scandali perché
alcune persone cantavano in playback sono state smascherate.
Non
fa nomi Tracy Chapman, ma il concetto è chiaro.
E invece, tra i giovani artisti, c'è qualcuno
che apprezza in modo particolare?
C'è
una cantautrice che si chiama Gillian Welch, credo sia
bravissima a scrivere canzoni, ho ascoltato molti dei
suoi dischi. In generale, mi piacciono tutti i tipi
di musica. Ascolto molto spesso la musica pop, il jazz,
l'hip-hop, musica africana, cantanti brasiliani e molto
altro.
Quando
compone le arrivano prima le parole o la melodia?
E'
un po' un mistero ma credo che la musica e le parole
vengano più o meno in contemporanea. Si influenzano
a vicenda. Di una canzone non ho mai scritto prima le
parole e poi la musica o viceversa. Sono strettamente
legate tra loro.
E'
facile per lei scrivere musica?
Non
so se è facile. E' difficile, per me, essere
oggettiva su questa domanda, perché ho cominciato
a scrivere quando avevo 7 o 8 anni, dunque lo faccio
da così tanto tempo che non saprei spiegare come
avviene.
Quali
sono state le sue influenze musicali?
In
realtà, non ho avuto influenze musicali, forse
perché non conoscevo alcun disco fino all'età
di 16 o 17 anni. Ascoltavo solo quelli dei miei genitori,
cioè R& B, soul, gospel, jazz fusion.
Credo
di essere stata influenzata più da alcune delle
letture che ho fatto e dagli scrittori che ho conosciuto
nel corso degli anni: ho letto molte poesie, racconti.
Spesso la gente prova a paragonarmi ad alcuni musicisti
folk degli anni '60 e lo capisco: suono la chitarra,
scrivo da sola le mie canzoni. Ma io non sono cresciuta
ascoltando quella musica.
Però
è legittimo pensare che alcune canzoni che ho
scritto siano a sfondo politico o sociale, perché,
in fondo, sono stata influenzata dalle musiche soul
e r&b, che trattano questi temi e da cantanti come
Stevie Wonder, Marvin Gaye, James Brown. Direi che è
stata più che altro la black music ad influenzarmi.
Conosciamo
Tracy Chapman come cantautrice. Ma lei quando non compone
musica cosa fa?
Ho
molti hobby: leggo ogni genere di libro. Mi piacciono
i romanzi, i libri di storia, ma anche quelli a sfondo
scientifico e sociale. Sono una fotografa a livello
amatoriale. In particolare fotografo paesaggi e i miei
cani: ne ho tre e mi tengono molto occupata.
Tracy
Chapman è famosa anche per il suo impegno per
i diritti umani. Ha partecipato a molti eventi, dal
tributo a Nelson Mandela al "Human rights now"
di Amnesty international. Molti la aspettavano al "Live8",
il concertone organizzato a luglio da Bob Geldof a sostegno
dell'Africa. Lei invece su quel palco non c'è
salita.
Credo
che il "Live 8" abbia fatto riflettere su
quanto questi show siano effettivamente utili. Per esempio,
gli artisti africani sono stati in qualche modo estromessi.
Penso che sia stato grave non invitarli, oppure chiamarli
e poi lasciarli in un angolo. Non si può parlare
dell'Africa senza sentire la voce degli africani. Già
questo, di per sé, ha reso questo evento quasi
inutile e ha sollevato problemi che potevano benissimo
essere evitati.
Ci
sono molte ragioni per cui questo evento è sembrato,
ai miei occhi, propaganda. Anche perché gli organizzatori
erano molto legati ad alcuni politici. E' stata, più
che altro, una distrazione. Persone che magari ce l'avevano
con Bush e Blair per la guerra in Iraq non hanno pensato
a questi temi mentre lo show andava avanti. Ma credo
anche che ci siano dei concerti di beneficenza che sono
stati utili, sia alla coscienza popolare che a raccogliere
fondi, e che hanno incoraggiato le persone ad essere
più impegnate verso i problemi del mondo.
Alcune
persone credono che aggiungere il proprio nome ad una
lista e mandare una foto sia un'azione significativa
per il mondo e che porti dei cambiamenti. Basandomi
sulla mia esperienza di americana, non credo che il
presidente Bush possa essere influenzato più
di tanto dai concerti o dalle manifestazioni di protesta.
E non credo che queste persone otterranno mai i risultati
che sperano, cioè la cancellazione del debito
nei paesi africani.
Nell'88,
l'anno del debutto e del successo, Tracy Chapman partecipò
anche al concerto di Amnesty a Torino e cantò
accanto a Springsteen, Sting, Peter Gabriel, Youssou
N' Dour e Claudio Baglioni. Che ricordo ha di quel giorno?
Non
ho un ricordo ben preciso di quel giorno. E' passato
un bel po' di tempo. Ricordo però la polizia
che ci scortava dall'aeroporto allo stadio. Probabilmente
è stato il viaggio in auto più veloce
che io abbia mai fatto.
E'
stata una grande esperienza partecipare a quell'evento,
anche se mi sono sentita anch'io come una semplice spettatrice,
perché c'erano tanti fan che erano lì
per altri artisti. Anche io me ne sono stata in un angolo
del palco a guardare lo spettacolo. E' stato divertente.
A
differenza di molti suoi colleghi, lei va pochissimo
in televisione. Perché?
Ci
sono persone che stanno nel mondo della musica solo
perché vogliono diventare famose, mentre ce ne
sono altre che vogliono semplicemente fare musica: ecco,
io appartengo a questa seconda categoria. Non vado in
tv perché non è quello che voglio fare,
quello è solo un modo per essere conosciuti.
Ho
lavorato a lungo per diventare una musicista. Anche
io in passato sono andata in tv per promuovere le mie
canzoni, ma poi non ho avuto altre ragioni per farlo.
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